Decostruzione di Nathan Never N. 332
Filippo Strozzi

Da anni che non leggevo NN.
Questa non vuole essere una recensione anche se il mio giudizio finale sarà evidente a chi leggerà questo mio breve articolo. Visto che sto mettendo mano io stesso ad una storia mi è parso interessante ed utile de-costruire questo albo per capire cosa non mi è piaciuto ed evitare simili errori.
Partiamo da cosa ho apprezzato, però!
I disegni mi sono piaciuti molto anche se il bravo Guido Masala ha usato un trattato troppo dettagliato per il formato bonelliano. I suoi disegni sono splendidi e dettagliatissimi! Anche se un po’ sprecati per il formato relativamente piccolo della Bonelli. In particolare il tratteggio e la definizione delle linee a volte si perde.
Secondariamente la retinatura (presumo digitale) è stata utilizzata forse un po’ troppo. Cerco di spiegarmi meglio anche se non sono sicuro di riuscirci. Facendo un po’ di ricerche online mi è paso di cogliere che Masala abbia come ispirazione non solo il fumetto italiano ma anche i manga; ho fatto la ricerca proprio per capire se per caso per le tavole dell’albo avesse usato ClipStudio piuttosto che Photoshop (ma non sono riuscito a scoprilo).
Tuttavia l’unione del fumetto italiano in stile Bonelli (ovvero con l’utilizzo piuttosto intenso dei neri per creare i volumi del fumetto) e dei manga (dove alla linea sottile del disegno si associa ad una sorta di “colorazione” del retino) non è riuscito perfettamente.
Negli effetti speciali è stato sicuramente molto bravo ma nell’utilizzo “narrativo” i retini risultavano più utilizzati come colore che per creare la volumetria e la tridimensionalità delle figure.
A parte questo “peccato veniale” il complesso dei disegni e la cura sono evidenti ed anche gli sfondi sono molto realistici ed utilizzano anche prospettiva complesse e ricercate.
Non mi è proprio piaciuta invece la storia.
Premetto che l’albo in oggetto è quello che rientra in un giallo fantascientifico dove l’investigatore Nathan Never deve risolvere una serie di misteriose morti su di un’astronave di ultima generazione. Già l’approccio poco innovativo e fantascientifico di questi episodi è uno dei motivi per cui non acquisto più Nathan Never. Questa tipologia di albo infatti è quella definita in gergo fill-in dove gli eventi della trama principale della serie non vengono minimamente modificati e l’episodio, autoconclusivo, serve come “riempitivo” per la serie e di fatto potrebbe essere collocato in un momento qualunque dell’attuale status quo del personaggio.
Nell’albo in questione poi, alla fine, l’assassino è l’Intelligenza Artificiale della nave spaziale di ultimissima generazione … ovvero la soluzione più scontata.
Il sotto-tema dell’albo vorrebbe essere l’interrogativo sul significato della vita ma, ovviamente, visto l’enormità della domanda e l’approccio in stile giallo della storia, il raggiungimento anche di questo obbiettivo lascia un po’ a desiderare a conclusione dell’albo.
La cosa che mi è balzata più all’occhio tuttavia è che suddivisione in 3 atti non è stata rispettata. Teoricamente un albo Bonelli è composto da 93 tavole (e 98 pagine totali)per cui 31 pagine dovrebbero essere dedicate all’introduzione, 31 al secondo atto, la climax, e 31 pagine alla conclusione. La Climax (l’assassinio del primo membro dell’equipaggio) arriva a pagina 52 (21 pagine dopo quando dovrebbe essere) e la parte introduttiva dura (inutilmente) per 46 pagine, 44 se si esclude l’apertura in medias res dove vediamo Nathan imprigionato e senza via d’uscita. Tra l’altro il flash back dura fino a pagina 82 dell’albo (ovvero per 75 tavole del fumetto) cioè per la maggior parte del fumetto. Il mistero, poi, si risolve tra pagina 74 e 75 (intorno alla tavola 69/70 del fumetto vero e proprio) ed in 23 si conclude la storia.
La conclusione, poi, è composta da quello che io chiamo “spiegone” ovvero quella parte della storia dove gli indicenti “misteriosi” vengono spiegati dal colpevole che si racconta all’eroe (spiegando, banalmente, al lettore le vere intenzioni dell’antagonista). Lo “spiegone” nel nostro caso è di 8 pagine (da pagina 83 a 93 dell’albo) dove l’assassino racconta cosa è successo realmente e “svela” il mistero.
Ed un lungo epilogo di 5 pagine che risolve la situazione lasciata in sospeso a cui di fatto si arriva con un effetto il deus ex machina in cui, in 5 tavole, l’umanità di Nathan fa nascere empatia nella macchina per l’altra giovane sopravvissuta dell’equipaggio e l’intelligenza artificiale lascia quindi vivere i due andandosene per la sua strada.